Un’anima vulcanica travolgente si esprime decisa nei bianchi secchi.
A Luglio siamo stati ospiti del Consorzio di Tutela Pantelleria Doc per approfondire la zona vitivinicola più a Sud d’Italia.
È stato un incontro di grande impatto, l’isola rapisce immediatamente così come il calore e l’orgoglio delle persone che la abitano.
Ci ha richiesto del tempo lavorare all’articolo che merita attenzione e profondità, ci scusiamo con i produttori per l’attesa nell’uscita del pezzo dedicato.
L’isola di Pantelleria è grande 84 km2, grande circa quanto l’isola di Mykonos per avere un termine di paragone. Si gira bene in poco più di un’ora a bordo di un motorino o di un’ auto.
È un isola selvaggia ed aspra, basti pensare che non ci sono spiagge di facile balneazione ma che bisogna sempre trovare degli angoli rocciosi per poter scendere in acqua.
Situata nel centro del Canale di Sicilia, nel Mar Mediterraneo, l’isola è nota con l’appellativo di Perla Nera e si trova a metà strada (seppur di poco più vicino alla Tunisia) tra la Sicilia e le sponde della Tunisia.

L’isola ha dunque due anime ben divise, un’anima che guarda l’Italia, rivolta a Est dove sorge il sole, un’anima che guarda ad Ovest dove tramonta il sole.
Questa distinzione è stata davvero importate ed è stata portata all’attenzione numerose volte durante il nostro soggiorno di tre giorni sull’isola.
Per raggiungerla si vola da Trapani, in poco meno di un’ora si arriva all’areoporto situato a Nord dell’isola da cui poi in circa 30 minuti di auto si arriva nella maggior parte dei posti principali.
Sempre a costo che i venti lo permettano. Sull’isola c’è spesso probabilità di subire ritardi o cancellazioni di voli dovuti al meteo che può non essere sempre clemente con gli ospiti e gli abitanti.
Una premessa doverosa questa prefazione per portare il lettore a comprendere l’autenticità e la complessità dell’isola vulcanica dove provengo alcuni dei vini passiti più coinvolgenti d’Italia.
Ritornando alla distinzione anticipata precedentemente delle due anime dell’Isola, rivolta ad Est e rivolta ad Ovest è facile comprendere della bellezza autentica di entrambe, eppure tra gli abitanti c’è grande competizione e dibattito a riguardo.
Sei di Khamma o sei di Scauri? Una domanda lecita se sotto sotto non nascondesse la volontà di mettere in mostra la natura differente degli abitanti e la loro posizione geografica sull’Isola.
È evidente che entrambe siano splendide e che da una si possa ammirare l’alba (Khamma) e dall’altra si possa ammirare il tramonto (Scauri) eppure non è così….
Allegoricamente parlando Khamma rappresenta la parte di terra dove risiedono i lavoratori, i contadini, le persone che si svegliano presto al mattino e lavorano duramente la terra beneficiando di ore di luce meno violente ed ottimali per la produzione di capperi, uve da vino, pomodori e varie.
Di contro Scauri in alcune conversazioni è stata vista come la zona in cui si godono i tramonti da uno splendido dammuso. O sicuramente la zona di chi è arrivato dopo ad investire e credere in questo territorio.

L’isola è autentica grazie alla presenza di dammusi e muretti a secco che la incorniciano da Nord a Sud.
Il dammuso è l’abitazione locale, un volume elementare spesso di forma quadrata rivestito da pietre locali disposte a secco.
I muretti a secco dominano in gran parte l’isola e ne costituiscono l’ossatura principale. Contribuiscono ad aumentare la bellezza dell’isola ma sono importantissimi per la sostenibilità e la possibilità di fare agricoltura sull’isola.
I muretti a secco dell’Isola di Pantelleria sono stati dichiarati Patrimonio Immateriale dell’Umanità nel 2018.
Spiccano tra i motivi principali di questo importante riconoscimento la costituzione dei terrazzamenti coltivati, la sostenibilità ambientale, il ruolo di difesa del suolo e la testimonianza del legame tra uomo e natura.
Un anedotto sui muretti a secco di Pantelleria? Si stimano oltre 12000 Km di muretti a secco sull’isola, un numero impressionante che equivale a venti volte la muraglia cinese.
Ma parliamo adesso dei vini che qui si producono e del loro fascino per incuriosire quei lettori che non hanno ancora avuto modo e possibilità di assaggiare la potenza e la solarità di queste espressioni.
Unitamente ai capperi di Pantelleria, il passito di Pantelleria ricopre un ruolo fondamentale per l’economia locale.
Io stesso sono stato colpito ed ho approfondito questa zona vitivinicola grazie all’interesse mosso nei confronti di questa espressione. In quest’articolo racconteremo le due versioni principali di vinificazione dei vini dolci passiti e dei vini bianchi secchi.
Il grande protagonista a Pantelleria è lo Zibibbo, conosciuto anche come Moscato d’Alessandria. Da non confondere con il Moscato Bianco utilizzato invece nella produzione di Moscato d’Asti.
Il Moscato di Alessandria mostra riflessi più marcati, maturazioni importanti e sensazioni di calore gliceriche al palato che non raggiungono il vitigno con l’appellativo bianco.
Il Moscato di Alessandria o Zibibbo a Pantelleria viene coltivato su piante spesso ultra decennali, a volte centenarie, protette dai muretti a secco.
Il sistema di allevamento diffuso è l’alberello pantesco, un alberello molto basso con diverse branche (ramificazioni dei tralci) che si allungano per oltre 1 metro in alcuni casi. Il sesto d’impianto è molto largo per evitare la competizione tra le piante per le risorse idriche, sempre molto esigue.
Intorno alle piante viene spesso scavato un solco che viene rinnovato più volte in un anno. Questo ha molteplici funzioni. Protegge la pianta, tiene pulito lo spazio vicino alle radici e all’apparato fogliare molto basso evitando la competizione con le infestanti, riesce a raccogliere la rugiada mattutina e porta un po’ di sollievo alle radici in grado di sorbire anche la minima parte di acqua dal terreno e dall’atmosfera.
Per anni la produzione dei vini sull’isola è stata rivolta sempre alla stilistica dolce ed appassita, tanto da meritare un notevole fregio nell’enologia italiana ed arrivare fino ai giorni nostri percepita come un’eccellenza nazionale.
Oggi le cose stanno cambiando, c’è molto interesse alla produzione di vini bianchi secchi ottenuti da uve Zibibbo. Essi possono essere meno alcolici e sanno essere espressivi sia con pochi anni sulle spalle che invecchiati.
È giusto investire in questa direzione perchè il mondo corre veloce e l’opportunità di poter portare la terra vulcanica nel calice è certamente amplificata con questa gioventù del prodotto.
Abbiamo avuto l’occasione di degustare più di 20 vini diversi sull’isola divisi tra espressioni secche ed espressioni dolci ed il livello qualitativo è stato altissimo.
Il vino bianco secco si produce come qualsiasi altro vino bianco secco. Si lavora in acciaio, si fermenta un mosto chiarificato con temperature controllate e si comprende il potenziale del prodotto che può essere incrementato con battonage ed affinamenti su fecce fini. Solitamente a Febbraio o Marzo è pronto per essere imbottigliato.
Il vino passito invece è decisamente affascinante e può essere diverso da altre pratiche e differire tra produttore e produttore. Il metodo principale è l’appassimento delle uve in campo aperto.
C’è una distinzione importante da fare, abbiamo menzionato il vino secco ed il Passito di Pantelleria ma al centro di questa scala troviamo anche il Moscato di Pantelleria che sta ottenendo un notevole successo negli ultimi anni. Più leggero di un Passito si ottiene con uve che hanno subito un appassimento più blando per poche settimane, spesso si ottiene da pressatura soffice e diretta a differenza del passito.
Il Passito di Pantelleria si ottiene in molti casi da una vendemmia delle uve svolta principalmente ad Agosto, uve che vengono poi lasciate appassire al sole per diverse settimana. Ogni produttore può avere la “propria ricetta” ma fondamentalmente si conducono analisi analitiche per comprendere il punto ottimale di concentrazione di zuccheri ed acidità delle stesse dopo un periodo di 3-5 settimane.
Il vento dell’isola aiuta molto in questa fase e le uve vengono girate di tanto in tanto sui graticci e sulle stuoie per equilibrare l’appassimento e non bruciare la faccia esposta al sole.
A questo punto le uve appassite vengono aggiunte ad un mosto in fermentazione che continua a fermentare ed avrà un tenore alcolico più alto e sicuramente un residuo zuccherino di base.
L’isola è degli isolani e di chi ci ha creduto da tempo. Notevole l’apertura mentale dei panteschi che conoscono l’importanza di fare una sana comunicazione sul proprio territorio per incentivare l’enoturismo ed accrescere l’attenzione rivolta nei confronti dell’isola.
Sono stati giorni intensi di degustazioni e visite in aziende che ci hanno affascinato e ci hanno permesso di toccare un mondo a noi così vicino eppure per certi versi così diverso.
La cucina locale è un fiore all’occhiello ed i produttori hanno fatto gruppo per permetterci anche di conoscere e comprendere l’autenticità dei prodotti locali.
Dibattiti accesi non sono mancati ad un tavolo di degustazione così come a cena, ma quegli episodfi mi hanno certamente ricordato e sottolineato quanto i panteschi siano vivi e ccerti delle proprie potenzialità. Potenzialità enormi che hanno sempre espresso ma che adesso è arrivato il momento di approfondire e conoscere meglio.
La Doc Pantelleria in cui vi rientrano diverse tipologie, Bianco, Moscato e Passito è una Doc piccola che vanta pochissimi produttori imbottigliatori circa una ventina di cui solamente 9 consorziati nel Consorzio di Tutela Doc istituito nel 1997.
Negli ultimi anni sono stati fatti passi da gigante e l’isola è pronta per un’attenzione mediatica assai prossima.
Grazie al lavoro di aziende storiche come Salvatore Murana, alla personalità di Marco De Bartoli, oggi condotta da Renato, alla visione pioneristica e commerciale di Donnafugata, ai numeri e l’incredibile operato di Pellegrino e a piccole aziende come Ferreri, Basile ed Emanuela Bonomo, l’isola è piena di vita e ha tante pagine bianche ancora da scrivere.
Da ogni produttore abbiamo appreso qualcosa durante la nostra visita in territorio pantesco. Sono state 6 le visite totali dai produttori ricchi di personalità differenti.
Salvatore Murana è un pioniere dell’isola, viticultori da sei generazioni con oltre 125 anni di storia, in azienda si respira il rispetto per il territorio e la dedizione al lavoro. I vini sono ricchi di personalità, abbiamo degustato un Pantelleria Bianco 2022 e l’ottimo Jurbè in annata 2014.

Piante secolari in azienda Salvatore Murana a Khamma.
I Vigneti di Salvatore Murana

Donnafugata è un cultore del bello. Arriva sull’isola del sole e del vento nel 1989 in Contrada Ghirlanda (dimenticavo c’è un grande lavoro in corso per divere il territorio in Contrade) lavorando 7 ettari di vigneto. È l’anno in cui viene prodotto per la prima volta Ben Ryè. Dal 1989 ad oggi l’azienda è passata da 7 a 68 ettari di vigneto (fra proprietà e conduzione), tutti ad alberello “pantesco” e con un età delle piante che può superare anche i 100 anni. Un progetto di recupero viticolo rivolto alla produzione di vini di pregio capaci di remunerare una filiera complessa e di restituire vita e bellezza a contesti unici (le vigne di contrada Barone o l’anfiteatro di Khamma).
Pellegrino è una realtà moto grande conosciuta soprattutto per la produzione di Marsala a Trapani. Arriva a Pantelleria agli inizi degli anni ’90 collaborando con produttori locali e imbottigliando vini prodotti sull’isola. Da pochi anni ha acquistato una tenuta di 8 ettari in Contrada Sibà. Durante la nostra visita Anna Ruini e Nicola Poma, enologo delle tenute Pellegrino ci hanno portati per mano sui vigneti di Montagna Grande. Il lavoro svolto dall’azienda per salvaguardare l’isola e per incentivare la produzione locale da parte dei viticultori delle uve è importante. Dagli anni 50 ad oggi l’isola ha visto un calo impressionante della superficie vitata che è passata da 5000 ettari a 500 ettari. Nei momenti più difficili per la viticultura pantesca è stato anche grazie ad aziende come Pellegrino possibile continuare a coltivare.

Marco de Bartoli è una storia affascinante. Una storia di famiglia, una tenuta in cui si vive il senso di accoglienza. Siamo stati con Renato e sua figlia in giro per l’azienda e gli aneddoti si sono sprecati. Ci ha raccontato l’amore per la terra che coltiva e le difficoltà burocratiche legate all’appassimento delle uve. Sempre più colpite dal cambiamento climatico che in pochi minuti può complicare e rovinare la sanità delle uve. Ricordo la passeggiata in campo, in cui mi ha preso un generoso grappolo di Zibibbo per farvi vedere da vicino le caratteristiche dello stesso i sui profumi ed il gusto al palato. Eravamo a fine Luglio ed eravamo ancora indietro sulla maturazione eppure era chiara la solarità e la pienezza delle uve prodotte sul versante Ovest in Contrada Bukkuram. Geniale ed indimenticabile il pranzo a casa con gli Spaghetti cucinati da lui. In assaggio in tenuta alcune espressioni “dimenticate” in cantina che riposavano ancora in botte. Un passito 1999 ed un passito 2001 pzzeschi che a breve potrebbero essere imbottigliati. A chiusura Bukkuram Passito di Pantelleria Padre della Vigna 2021. Uno dei migliori vini passiti al mondo.

Emanuela Bonomo è una delle aziende che più ci ha colpito. Una piccola realtà famigliare si divide tra produzione di tanti prodotti ed enoturismo perfettamente condotto. Un punto di ritrovo centrale sull’isola e perfetto per gli amanti del buon cibo e del buono vino. Produce due ottime espressioni di Pantelleria Doc, Donna Elisa, la versione secca è forse tra i migliori bianchi secchi degustati in azienda affiancato dal superlativo Don Petro. I ricordi di questa visita sono legati alla pulizia impeccabile della cantina, alla bellezza dei dammusi in azienda, uno restaurato e l’altro costrutito da pochi anni e alla quantità innumerevole di prodotti che si divertono a produrre. Ci siamo cascati anche noi in pieno acquistando di tutto per le nostre famiglie. Ah non dimentico di certo la degustazione di Patè di Capperi alle 9.30 del mattino, la così detta colazione pantesca!

Basile è un’azienda di famiglia. Fabrizio è una persona solare, autentica, istrionica, decisamente verace. I suoi vini lo rispecchiano molto. L’azienda è divisa tra produzione ed enoturismo e lo fa nel migliore dei modi. L’accoglienza è calorosa, il posto semplice ma ben curato. Sora Luna è uno dei vini secchi che più ci ha colpito. La mano è ferma e ben orientata alla produzione di un vino che esalti i profumi primari tiolici con tante erbe mediterranee. Con Fabrizio abbiamo degustato davvero tanti vini ma è stato impossibile seguirlo in tutti gli assaggi e abbiamo inserito nell’articolo per correttezza i vini spediti per la degustazione. Il ricordo con Fabrizio è la degustazione in azienda nel pomeriggio con assaggi da botti lasciate all’aperto all’esterno sotto il sole. Qui i vini secondo Fabrizio si fortificano ed assumo il carattere che gli piace. Alcune espressioni davvero notevoli altre più stanche per fenomeni di ossidazioni importanti. È comunque un aspetto che piace a Fabrizio, quello del dinamismo del prodotto e delle differenze tra gli stessi.

Abraxas e Ferreri hano prodotto entrambi ottimi vini, non mi è stato possibile però visitare le aziende in questo primo approfondimento territoriale.
Premiamo per la cura e l’attenzione sui proprio prodotti, unitamente ad un marketing vincente, l’azienda Emanuela Bonomo con il Donna Elisa 2024. Marco de Bartoli Bukkuram Vigne del Padre è il miglior vino passito di Pantelleria seguito da Bukkuram Sole d’Agosto e una splendida versione di Ben Ryè 2022.
Certi di tornare ancora in questa splendida isola e sicuri di un successo prossimo della denominazione invitiamo i nostri lettori ad avvicinarsi ai diversi prodotti ricchi di sfumature di quest’isola assai selvaggia.
Un ringraziamento sincero alla Famiglia Frascolla nella figura di Giovanni che ci ha introdotti al territorio e permesso di approfondire l’areale come meglio credevamo per la stesura di questo articolo. Un grazie sincero a Baldo Palermo per il supporto ed il tempo dedicato.
Di seguito i commenti di tutti i vini degustati :
Vini Bianchi
| Produttore | Denominazione | Vino | Annata | Score | Tipo | |
|---|---|---|---|---|---|---|
| Emanuela Bonomo | Pantelleria Bianco | Donna Elisa | 2024 | 94 | Bianco | |
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Petali di rosa, glicine, biancospino e fiori di sambuco animano la scena principale. Foglie di tè verde, citronella e magnolie animano la scena secondaria. Corpo pieno, densità coinvolgente ed un finale di rara bellezza. Sottile ma perfettamente slanciato in allungo. Bevi ora. |
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| Basile (Pantelleria) | Pantelleria Bianco | Sora Luna | 2023 | 94 | Bianco | |
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Intrigante e decisamente coinvolgente mostra note di mandarini verdi, biancospino, timo selvatico, citronella, salvia e maggiorana. Corpo medio, tagliente e diretto mostra uno scheletro importante ed uno slancio di grande personalità. Meglio dal 2027. |
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| Ferreri | Zibibbo Pantelleria Bianco | Fili’ | 2024 | 92 | Bianco | |
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Ricco e strutturato nella matrice sensoriale mostra note di pesche bianche, pere Williams, albicocche, mandorle tritate e mandarini verdi. Corpo medio-pieno, volume e carattere ne contraddistinguono il sorso. Chiude leggermente amaricante. Bevi ora. |
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| Pellegrino | Pantelleria Bianco | Isesi | 2023 | 91 | Bianco | |
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Ricco di fiori bianchi che ricordano il gelsomino, il biancospino e l’acacia fonde note di mandarini verdi ed erba tagliata. Tanto vetiver descrive la scena secondaria. Corpo pieno, voluminoso all’attacco al palato avrà bisogno di maggior tempo per distendersi. Meglio dal 2026. |
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| Salvatore Murana | Pantelleria Bianco | Gadi’ | 2022 | 90 | Bianco | |
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Elegante e suadente nel profilo sensoriale mostra note di petali di rosa, biancospino, lime, cedro in pezzi e magnolie. C’è di più nelle sfumature officinali che animano la scena secondaria. Corpo medio, acidità leggermente scontrosa ed un finale di media distensione. Bevi ora. |
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Vini Dolci
| Produttore | Denominazione | Vino | Annata | Score | Tipo | |
|---|---|---|---|---|---|---|
| Marco De Bartoli | Passito di Pantelleria | Bukkuram Padre della Vigna | 2021 | 98 | Dolce | |
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Raro e decisamente intrigante con note miste floreali, fruttate e speziate mostra note di succo di mandarini, prugne miste, arancia amara, chinotto, fiori di gelsomino appassiti, calendula, elicriso, sandalo e patchouli. Tante sfumature di ginepro, vetiver, china, rabarbaro e mandorle amare animano la scena secondaria. Corpo pieno, struttura densa e coinvolgente al palato, mostra potenza ma resta agile e dinamico. Grande progressione per l’espressione realizzata nel millesimo 2021 che chiude con un finale sapido e speziato decisamente vibrante di notevole profondità. Meglio dal 2028. |
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| Marco De Bartoli | Passito di Pantelleria | Bukkuram Sole d’Agosto | 2022 | 96 | Dolce | |
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Fiori di arancio, mandarini dolci, caramello dolce, muschio bianco, erbe officinali e salvia descrivono il profilo principale. Corpo pieno, agile e e dinamico nel sorso mostra grande precisione e dinamica di beva. Eccezionale sin da subito divertirà nel tempo. Bevi ora o invecchia. |
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| Donnafugata | Passito di Pantelleria | Ben Ryè | 2022 | 96 | Dolce | |
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Assolutamente raro e brillante nel profilo sensoriale mostra note di prugne disidratate, more, caramello dolce, anice stellato, mandarini misti e foglie di tè verde. Corpo pieno, struttura morbida ed avvolgente di notevole armonia ed un finale di ottima progressione e profondità. Bellissimo sin da subito sarà divertente vederlo negli anni. Bevi ora o invecchia. |
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| Emanuela Bonomo | Passito di Pantelleria | Don Petro | 2023 | 95 | Dolce | |
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Arance amare, fiori di gelsomino appassito, calendula, elicriso, sandalo e patchouli animano la scena principale. C’è di più in sottofondo con note di ginepro, caramello salato e caffè tostato. Corpo pieno, struttura densa e coinvolgente ed un finale di ottima persistenza. Bevi ora o invecchia. |
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| Salvatore Murana | Passito di Pantelleria | Jurbè | 2014 | 95 | Dolce | |
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Molto caldo e speziato al naso mostra note di fiori bianchi appassiti, mandorle tritate, cola, mandarini misti, cedro, gerani in fiore e camomilla in fiore. Corpo medio, struttura armonica e gustosa ed un finale di grande agilità e concretezza. Bello da vivere! Bevi ora o invecchia. |
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| Abraxas | Passito di Pantelleria | Sentivento | 2017 | 94 | Dolce | |
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Camaleontico e di grande grazia e finezza sensoriale mostra note di fiori di sambuco, foglie di tè verdi, biancospino, calendula, olive miste e citronella. Corpo pieno, amabile e aggraziato mostra buona distensione e carattere. Bevi ora. |
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| Abraxas | Pantelleria Bianco | Alsine | 2024 | 93 | Dolce | |
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Fresco e preciso mostra eleganza e distensione sensoriale con note di biancospino, gardenie, limone e pere Williams. Corpo medio, struttura succosa e slanciata mostra una grande anima ed una succosità coinvolgente. Bevi ora o invecchia. |
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| Pellegrino | Passito di Pantelleria | Nes | 2023 | 93 | Dolce | |
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Incenso, ambra, foglie di tè verde, calendula, alloro, rosmarino e caramello dolce descrivono il profilo principale di un giovane passito di Pantelleria tridimensionale ben complesso. Corpo pieno, struttura perfettamente morbida ed equilibrata ed un finale di ottima progressione e splendida piacevolezza. Bevi ora o invecchia. |
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| Donnafugata | Moscato di Pantelleria | Kabir | 2024 | 92 | Dolce | |
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Preciso ed accattivante nel profilo sensoriale mostra note di pesche bianche, gelsomino, magnolie e gardenie. Tanti petali di rosa animano la scena secondaria. Corpo pieno, struttura densa e composta ed un finale di buona luminosità. Bevi ora. |
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| Ferreri | Passito di Pantelleria | I Praie | 2020 | 92 | Dolce | |
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Rustico nel profilo sensoriale mostra note di mandarini verdi, karkadè, bergamotto, china, rabarbaro e radice di ginseng. Salmastro in sottofondo mostra sfumature di capperi ed olive nere miste a sfumature di foglie di tè nero. Corpo pieno, struttura solida e mordente ed un finale che lascia soddisfatti ed appagati. Bevi ora. |
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| Basile (Pantelleria) | Passito di Pantelleria | Shamira | 2020 | 92 | Dolce | |
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Ricco e suadente mostra note di prugne nere, more, amarene, caramello dolce, fiori di sambuco, citronella e prezzemolo tritato. Corpo pieno, struttura armonica e bilanciata ed un finale gustoso. Bevi ora. |
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