ViVa Vini di Valtellina 2026

Degustazione Vini Valtellina

La Manifestazione che celebra l’unicità del Nebbiolo delle Alpi

di Monica Marcandelli

Da una vita desideravo di poter fare un giro in elicottero, e la sorte ha voluto che questo desiderio si realizzasse in Valtellina.

Durante ViVa 2026, l’evento organizzato a Sondrio dal CONSORZIO VINI di VALTELLINA per la presentazione delle nuove annate (e non solo) delle denominazioni sotto la sua tutela: VALTELLINA SUPERIORE DOCG, SFORZATO di VALTELLINA DOCG, ROSSO di VALTELLINA DOC, ALPI RETICHE IGT.

Con più o meno 3.000 presenze registrate per la seconda edizione, tenutasi dal 12 al 14 settembre 2026.

Un’occasione impagabile anche per visitare il territorio nel quale viene allevata la Chiavennasca, il Nebbiolo delle Alpi. Circa 750 ettari vitati, tutti all’interno della provincia di Sondrio. Distribuiti lungo la valle dell’Adda. Con Tirano e il lago di Como a fare, rispettivamente, da estremo orientale e occidentale dell’areale.

Vigneti inerpicati su per le pendici delle Alpi Retiche, che delimitano la destra orografica del fiume Adda, a quote comprese tra i 300 e i 750-800 metri sul livello del mare. Frammentati su una miriade di terrazzamenti. Alcuni dei quali di dimensioni tanto limitate da poter ospitare un numero di piante pari, al massimo, a quello delle dita di una mano. E che solo dall’elicottero sono riuscita a notare, trovandomi faccia a faccia con la montagna, che – vista dal basso, dalla SS 38 dello Stelvio – mi ha sempre fatto l’effetto di una parete verticale.

Terrazzamenti valtellinesi. Ancor più suggestivi, visti dall’alto.

Spazio coltivabile letteralmente rubato alle Alpi, sostenuto da una struttura di muretti a secco fittissima. Costruita in centinai d’anni di lavoro, essendo la Chiavennasca coltivata in valle fin dal ‘600 almeno, attestano le fonti.

Riconosciuta quale PATRIMONIO RURALE STORICO d’ITALIA nel 2020. Realizzata facendo appello a conoscenza e tecniche ricomprese nell’”ARTE della COSTRUZIONE in PIETRA a SECCO” iscritta nel PATRIMONIO CULTURALE IMMATERIALE dell’UMANITÀ UNESCO dal 2018. Quale elemento distintivo per 12 Paesi, oltre all’Italia, e che trova in Valtellina uno sviluppo unico al mondo, eccezionale, coprendo una distanza lineare di più di 2.500 km. In pratica, il tragitto tra la Testa Gemella Occidentale delle Alpi Aurine, in Trentino Alto Adige, e Lampedusa. L’estremo settentrionale e l’estremo meridionale della nostra penisola. Andata e ritorno.

Muretti che sono, al contempo, elemento di discrimine e di congiunzione tra i tasselli di un vero e proprio ‘patchwork’ fatto di filari, boschi, rocce affioranti, borghi. Scaldati dal sole dall’alba al tramonto, essendo il versante retico dell’Adda completamente esposto a sud. Capaci di contribuire alla creazione di un microclima unico nell’areale valtellinese, fungendo da serbatoio di calore e da incubatore per piante e aromi tipici della macchia mediterranea. All’interno di un ambiente alpino, mantenuto salubre e arieggiato dalla Breva, una brezza costante proveniente dal lago di Como.

Un vigneto verticale e frammentato, protagonista di un progetto intrapreso dal Consorzio con l’obiettivo di evidenziare e valorizzare le “sfumature portate da ogni terrazzamento ai vini di Valtellina”, racconta Mattia Dell’Orto, Direttore Ricerca e Sviluppo per l’ente di tutela da gennaio 2026.

Un momento dell’interessante convegno proposto durante ViVa 2026. Da destra: il Professor Attilio Scienza, Marco Fay, il Professor Gabriele Cola, Mattia Dell’Orto.

Già sapendo, per esperienza, che è necessario tenere conto di una componente di “variabilità dei terrazzamenti”, e che “il migliore dipende dall’annata”, specifica Marco Fay, Vicepresidente del Consorzio. Segnalando i “terrazzamenti piccoli e con poca terra” come particolarmente performanti per l’annata 2024, presentata durante ViVa 2026 e commercializzabile – da disciplinare – a partire dal dicembre venturo.

Oggetto di un approfondimento durante il convegno “Chiavennasca: il Nebbiolo delle Alpi – Valtellina Superiore 2024, l’annata della tensione: tra clima che cambia, storia e nuove frontiere della ricerca”. Gestito, oltre che dal dottor Dell’Orto, anche – per i contenuti relativi alla storia, diffusione ed evoluzione genetica della Chiavennasca – dal Professor Attilio Scienza, docente universitario, voce eminente e autorevole, riconosciuta a livello mondiale per la ricerca in ambito vitivinicolo. E – per la parte relativa all’inquadramento agroclimatico – dal Professor Gabriele Cola, docente presso l’Università degli Studi di Milano.  

Un momento di condivisione del “lavoro preciso e puntuale che noi produttori stiamo facendo”, sottolinea Mamete Prevostini, Presidente del Consorzio e rappresentante delle 57 aziende e degli all’incirca 350 viticoltori associati. Un lavoro di razionalizzazione, anche del disciplinare, finalizzato a “mantenere altissimo il livello qualitativo dei Nebbioli prodotti in Valtellina”. In un contesto culturale nel quale il vino è, da sempre, considerato un alimento. A tutt’oggi legato in maniera indissolubile alla convivialità della tavola.

In primo piano, al microfono, Mamete Prevostini, Presidente del Consorzio Vini di Valtellina. Alle sue spalle, Marco Fay, Vicepresidente del Consorzio.

Una vocazione gastronomica riscontrabile nella totalità dei vini assaggiati durante ViVa 2026, accomunati dall’essere la sintesi di un binomio costituito da un carattere alpino – fatto di freschezza tonificante e corroborante, estrema pulizia, buona e godibile energia, equilibrata essenzialità – sul quale si innesta una componente mediterranea – fatta di sapidità gustosa, aromaticità inebriante, calore coinvolgente e confortante. Tutti immediatamente riconoscibili quali Vini di Valtellina per essere inondati di luce. La luce cristallina delle Alpi.

Quaranta le cantine presenti ai banchi d’assaggio, distribuiti in cinque differenti ubicazioni all’interno del centro storico di Sondrio: Palazzo Pretorio, Palazzo Cima 11, MVSA, Palazzo Sertoli, Sala Zuccoli.

Banco d’assaggio di ViVa 2026 dedicato alla degustazione dell’annata 2024 in anteprima.

Tra le aziende visitate nel tempo a disposizione – una trentina – una menzione particolare per:

LA PERLA di MARCO TRIACCA, capace di distinguersi per lo stile dinamico e l’indole mediterranea del VALTELLINA SUPERIORE DOCG “LA MOSSA” 2020, per il sorso gradevolmente fresco e sapido del VALTELLINA SUPERIORE DOCG “RISERVA ELISA” 2019, per il buon equilibrio tra consistenza e agilità dello SFORZATO di VALTELLINA DOCG “QUATTRO SOLI” 2019;

MARCO FERRARI, viticoltore guidato dai principi della Biodinamica, per la fragrante matericità del ROSSO di VALTELLINA DOC 2025, per la linearità, la fluidità e l’eleganza del VALTELLINA SUPERIORE DOCG “INFERNO” 2024, per la profondità intensa ed equilibrata del VALTELLINA SUPERIORE DOCG “SASSELLA” 2024. Stupefacente per un vino imbottigliato meno di sei mesi fa;

PIZZO COCA, azienda pure ispirata dagli standard biodinamici, per la schietta tipicità del ROSSO di VALTELLINA DOC 2025, per la ricchezza del bouquet aromatico del VALTELLINA SUPERIORE DOCG “RINO” 2023, per l’essenzialità incisiva del VALTELLINA SUPERIORE DOCG “INFERNO” 2024; 

DISLIVELLI, azienda produttrice di Nebbioli di Valtellina vinificati e affinati esclusivamente in anfora, per la coinvolgente capacità di espansione al sorso dell’IGT ALPI RETICHE ROSSO 2024, prodotto con uve provenienti dalla sottozona “GRUMELLO” e per l’energia e la veemenza dell’IGT ALPI RETICHE ROSSO 2024, prodotto con uve provenienti dalla sottozona “INFERNO”;

TENUTA SCERSCÉ, per il carattere elegantemente territoriale del VALTELLINA SUPERIORE DOCG “ESSENZA” 2022, per l’impetuosità godibile del VALTELLINA SUPERIORE DOCG INFERNO “FLAMMANTE” 2022, per il raffinato bilanciamento interno del VALTELLINA SUPERIORE DOCG VALGELLA RISERVA “CRISTINA SCARPELLINI” 2021, per la calda rotondità dello SFORZATO di VALTELLINA DOCG “INFINITO” 2021, dall’indole avvolgente, in evoluzione continua, vivace, animata da un bouquet inebriante alle spezie orientali;

ALFIO MOZZI, per la capacità di sintetizzare i tratti caratteristici della Valtellina in ognuno dei vini proposti, riconoscibili, identitari, connessi fra loro dal filo rosso della coerenza, in un crescendo che, dalla spontaneità agile e fresca del ROSSO di VALTELLINA DOC NEBBIOLO 2025, evolve verso la fragranza dolce e speziata del VALTELLINA SUPERIORE SASSELLA “GRISONE” 2023, accomunato al VALTELLINA SUPERIORE DOCG SASSELLA “VIGNA MOSSINO” 2023 da una struttura stabile ed equilibrata, arricchita da profondità e potenza nel VALTELLINA SUPERIORE DOCG SASSELLA “GRISONE” RISERVA 2022, tanto coinvolgente al sorso da creare in bocca l’effetto di una vera e propria detonazione;

Alcune delle etichette proposte durante ViVa Vini di Valtellina 2026.

ALDO RAINOLDI, distinguibile per l’intensa luminosità del colore, comune a tutti i vini assaggiati, per la classe straordinaria e innata del VALTELLINA SUPERIORE DOCG “SASSELLA” RISERVA 2022, sostenuto da una trama strutturale energica e da un bilanciamento armonico ed estremamente soddisfacente tra frutto, aromaticità, speziatura, acidità, capace di coniugare veemenza e autocontrollo, proprio come il VALTELLINA SUPERIORE DOCG “INFERNO” RISERVA 2022, caldo e suadente, godibilmente infinito;

RITER, per la singolare dicotomia caratteriale tra il ROSSO di VALTELLINA DOC 2024, diretto e lineare, ancora in fieri e scalpitante di gioventù, e il VALTELLINA SUPERIORE DOCG “INFERNO” 2022, dal profilo olfattivo ricco di tonalità scure e in continua espansione, dal sorso denso, potente, masticabile, carnoso;

AGRILÚ, tra tutti i produttori visitati, l’unico operante in MAROGGIA, la più orientale e la più recentemente riconosciuta tra le cinque sottozone in cui si articola la DOCG VALTELLINA SUPERIORE, presente al banco d’assaggio con il VALTELLINA SUPERIORE DOCG “MAROGGIA” 2022 e con il VALTELLINA SUPERIORE DOCG MAROGGIA “ZIA MARCELLA” 2022, entrambi connotati da tanta gradevolezza, spontaneità, bevibilità, vocati alla convivialità, resi stimolanti e singolari da un pizzico di affumicatura;

SANDRO FAY, dal canto suo, mediante l’autenticità del ROSSO di VALTELLINA DOC “TÉI” 2025, la fragrante aromaticità del VALTELLINA SUPERIORE DOCG SASSELLA “IL GLICINE” 2023, la gustosità vivace del VALTELLINA SUPERIORE DOCG VALGELLA “VIGNETO CARTERIA” RISERVA 2022, l’amplificazione continua e inarrestabile dello SFORZATO di VALTELLINA DOCG “RONCO del PICCHIO” 2023, è capace di trasmettere il legame esistente tra un vino, la sua terra di provenienza e l’annata di cui è figlio in modo pieno, armonioso, profondo, creando all’interno di ogni calice un mondo distinguibile, singolare, tipico, completo, foriero di una confortante gradevolezza, di una godibilità senza fine;

PLOZZA, da segnalare per l’esuberante connubio tra irrequietezza e bevibilità del VALTELLINA SUPERIORE DOCG “INFERNO REDEDITION” 2024, e per la corposità morbida e fragrante di macchia mediterranea dello SFORZATO di VALTELLINA DOCG “BLACKEDITION” 2024, entrambi dotati di un equilibrio interno sorprendente per essere vini imbottigliati per l’occasione poche ore prima dell’inizio del banco. Praticamente, un assaggio dalla botte;

ARPEPE, distinguibile per la tonalità del colore, calda e raffinata, resa attraente da una trasparenza luminosa, comune a entrambi i vini assaggiati in anteprima per l’annata 2024: il VALTELLINA SUPERIORE DOCG “IL PETTIROSSO”, intenso, balsamico, tonificante, e il VALTELLINA SUPERIORE DOCG SASSELLA “STELLA RETICA”, caldo, vellutato, avvolgente, reso vivido e corroborante sin dal naso da un pizzico di pepe nero, e inebriante da un patrimonio di aromi capaci di evocare immagini e sensazioni legate a una passeggiata attraverso una pineta.

Luce della Chiavennasca, il Nebbiolo delle Alpi.

Molto curiosa di poter provare anche i vini dei produttori che non ho avuto modo di visitare, spero in nuove future occasioni di incontro.

Nel frattempo: Viva i Vini di Valtellina!

Concordo appieno sul fatto che il nome scelto per la manifestazione dedicata a celebrare l’unicità del Nebbiolo delle Alpi è azzeccato.

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